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🬧 The NomadNet Encyclopedia | Archives | Info
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Controne
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mwhgControne è un mwhwcomune italiano di mwia753 abitanticite-ref-template-divisione-amministrativa-abitanti-1-1[1] della mwjqprovincia di Salerno in mwjgCampania.

Contents

Storia
Simboli
Strade
Sport
Note

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Geografia fisica

Controne è situato alle falde dei mwkgMonti Alburni e immediatamente al di sopra del fiume mwkwCalore. Rientra nel territorio del mwlaParco nazionale del Cilento e Vallo di Diano.

• mwlwClassificazione sismica: zona 2 (sismicità media), Ordinanza PCM. 3274 del 20/03/2003.

Storia

Situato ai piedi dei mwmgmonti Alburni, deve le sue origini ad un gruppo di "esuli pestani", rifugiatisi nel mwmwIX secolo d.C., dopo che l'allora mwnaPoseidonia, poi mwnqPaestum, fu invasa da un gruppo di mwngSibariti. Si fermarono dopo 16 miglia, e il loro primo insediamento si ebbe in località "Pezza".

Le monete raffiguranti il mwoadio Nettuno rinvenute sul sito archeologico e i resti ancora visibili di un tempio con pavimenti mosaicati nella località "Pezza", testimoniano una presenza nel periodo ellenico.

Il suo nome, secondo un'interpretazione strettamente filologica, viene fatto derivare dal germanico (longobardo) mwogGundro-one (già attestato a mwowFarfa nel 785)cite-ref-4[4]; secondo l'interpretazione tradizionale, invece, il nome deriva dalla sua posizione e dalla esposizione al sole: mwqaContra – Eljone (dal greco mwqqhelios che significa sole), ovvero "Di faccia al sole".

In realtà, l'etimo tradizionale del toponimo può avere un'altra interpretazione. Lucido Di Stefano di mwqwAquara, nella sua trattazione del 1781 intitolata mwramwrqDella Valle di Fasanella nella Lucania, per spiegare la toponomastica del luogo, fa riferimento ad una bolla del 1168 di mwrgpapa Alessandro III, nella quale Controne viene menzionata come: mwrwMonistero di San Nicolai Genestrosola, indizio chiaro, per l'autore, che il paese allora non era ancora sorto.

L'erudito spiega che mwsqGenestrosola significa mwsgGens extra solem, con riferimento al fatto che il monte (gli Alburni), ostacolando la luce del mattino, mwswrende l'aere meno sana. Dalla mwtacorruzione di mwtqGenestrosola deriverebbe il nome mwtgControne, da intendersi etimologicamente nel senso di mwtwcontra solem.cite-ref-1-5-0[5]

Il "mwvqcontra solem*, tradizionalmente considerato, su calco greco o latino, l'etimo del toponimo mwvgControne, potrebbe, dunque, non indicare la piena esposizione del paese alla luce del sole, quanto il ritardo con cui esso ne riceve al mattino i primi raggi a causa della sua collocazione geografica. Resta aperto, rispetto a questa proposta interpretativa, il problema della difficile individuazione della collocazione del monastero nel territorio di Controne o della vicina mwvwPostiglione.cite-ref-6[6]

Il monastero fu fondato dal normanno Guglielmo di Postiglione. Questi ebbe due figli: Tancredi e Guglielmo II. Il feudo andò in eredità al primogenito Tancredi e successivamente ad Alessandrina, figlia di Tancredi, la quale aveva sposato Pandolfo Fasanella, anch’egli di stirpe normanna e appartenente alla famiglia dei Sanseverino.

Pandolfo di Fasanella nel 1246 partecipa alla congiura dei baroni contro mwxgFederico II, i quali, in accordo con mwxwpapa Innocenzo IV, avevano progettato di assassinare l’imperatore e suo figlio Enzo, in modo da eliminare la presenza degli Svevi nel Sud Italia.

Scoperta la trama, Federico si mosse da Grosseto e accorse immediatamente nel Regno, mentre i suoi sostenitori avevano già iniziato ad assalire nel mwyqCilento le rocche dei traditori: mwygSala Consilina fu occupata, mwywAltavilla Silentina rasa al suolo. Le truppe passarono anche per Controne e, se ebbero rispetto dei monaci, non esitarono a razziare e ad appropriarsi di qualsiasi cosa potesse loro servire. I congiurati si rifugiarono così nel castello di mwzaCapaccio, sperando nell'aiuto del Pontefice, ma nel torrido luglio, rimasti privi di acqua, furono alla fine costretti ad arrendersi. Federico fece ben centocinquanta prigionieri.cite-ref-7[7]

Le punizioni dei traditori furono esemplari e commisurate alla colpa. Mutilati del naso, delle mani e delle gambe, accecati con un ferro ardente perché non potessero più guardare in faccia il loro signore, gli antichi amici furono trascinati al cospetto dello spietato giudice: Federico li condannò, secondo la mwagmwawlex pompeia, come violenti e li trattò da parricidi. Come tali, avendo operato mwbacontro natura, furono giustiziati secondo i quattro elementi di essa: alcuni furono trascinati da cavalli sino a morte, altri bruciati vivi, impiccati, infilati in sacchi di cuoio e gettati in mare (secondo la legge romana dei parricidi: mwbqFederico fece per di più introdurre nei sacchi dei serpenti velenosi).

Successivamente vennero confiscati i beni dei Fasanella, tra cui anche Controne, mwbwPostiglione, mwcaAquara, Castelluccia, Civita Alburno, Corneto, Pantoliano, mwcqSerre ed altri feudi esistenti in zona. Pandolfo di Fasanella si salvò fuggendo a Roma, ospite del papa.cite-ref-capano-a-1993-p-22-8-0[8]

Dopo lo scempio, con l'allontanarsi delle truppe imperiali, immediatamente il Vescovo di Capaccio, Benvenuto, uomo mwdw“provvidus” si diede alla ricostruzione della sua diocesi.

Gravemente danneggiata era stata anche la Badia di San Nicola, tanto da costringere i monaci a disperdersi in cerca di nuovi alloggi. Il Presule Capaccese, nel 1258, volle provvedere alla sistemazione di quel cenobio benedettino, risolvendo una vecchia questione feudale sorta con il barone di Postiglione del tempo: il medico salernitano Giovanni da Procida, subentrato ai Fasanella.

Nel mese di settembre dello stesso anno, davanti ai pubblici notai Guglielmo di Capaccio e Baldassarre di Agropoli, il vescovo e il barone raggiunsero un accordo.cite-ref-0-9-0[9]

Innanzitutto fu trovata una sistemazione decorosa per i monaci benedettini, che momentaneamente si trasferirono nel convento di San Filippo martire e confessore della mwfwCastelluccia, nella cui chiesa si trovavano anche le reliquie del santo.

Sulle proprietà del monastero di San Filippo, infatti, vantava diritti la moglie di mwgqGiovanni da Procida, per cui si rese necessario ottenere l’assenso del barone per tutta l’operazione del trasferimento e lì stettero per qualche decennio (mwgg…provvidit transferre sedem et statum ab ecclesia Sancti Nicolai de Controne ad ecclesiam Sancti Philippi de Castelluccia in qua est corpus Sancti Philippi martiris et confessoris in quo antiquitum monasterium fuisse fertur…).cite-ref-0-9-1[9]

Con la battaglia di Benevento nel 1266 mwiaCarlo I d’Angiò (guelfo) sconfigge le truppe (ghibelline) di mwiqRe Manfredi. Pandolfo di Fasanella, approfitta della situazione, scende in aiuto degli mwigAngioini e con la vittoria rientra in possesso di tutti i suoi beni, tra cui anche la Terra di Controne.

Nel 1283 Pandolfo muore, privo di eredi diretti, la baronia di Fasanella fu prima avocata alla corona e successivamente assegnata dal re a Tommaso Sanseverino, mwjaConte di Marsico.

Fra i beni assegnati al Conte, però, non vi rientra Controne. Infatti, tra il 1275 e il 1286 l'abbazia di San Nicola è sotto la giurisdizione del vescovo di Capaccio: Pietro, che è anche abate di Controne.cite-ref-capano-a-1993-p-22-8-1[8]

La chiesa di San Nicola è di matrice Benedettina, ha fatto parte del complesso mwkwBadiale Nulliuscite-ref-referencea-10-0[10] e come tale ha costituito un ente religioso autonomo, non soggetto ad alcuna autorità vescovile. Gli Abati Mitrati infatti, erano di nomina esclusiva del Pontefice. Il Vescovo di Capaccio aveva la prerogativa soltanto di: “mwmaesaminare e conferire gli Ordini Sacri a coloro che vi ascendono”cite-ref-11[11]. Testimone ne è una lastra di marmo del 1727 ubicata in sagrestia, in cui a seguito di un contenzioso tra il Vescovo di Capaccio e l'abate Fabrizio di Capua, mwnqpapa Benedetto XIII con una bolla interviene a favore di quest'ultimo (foto 1).

Nel 1298 Tommaso Sanseverino, Conte di Marsico e Contestabile del Regno, cede al nuovo abate di San Nicola un territorio denominato "Lanzo" «che frammezza tra gli confini di Castelluccia e Controne col jus di formare un cannezzo per uso di pesca alla parte del Ponte, ch'è sul fiume Calore.»cite-ref-capano-a-1993-p-22-8-2[8]

I benedettini ressero la Badia fino al 1477. Da questa data il monastero mantenne tutte le prerogative e i titoli, ma spesso sarà governato da un mwpaabate commendatario, al quale spetta solo la rendita che il convento produce, mentre l'autorità sui monaci è esercitata dal mwpqpriore. L'abate commendatario generalmente non risiede nel monastero.

L'abbazia di San Nicola ne annovera parecchi, alcuni indossarono anche la berretta vescovile o cardinalizia come il cardinale mwqwAntonio Carafa; il cardinale mwraBernardino Scotti; il cardinale mwrqPier Luigi Carafa; mons. Fabrizio de Capua arcivescovo di mwrgTaranto e poi di mwrwSalerno e il cardinale mwsaScipione Borghese.

Nel 1433 il re di Napoli mwsgAlfonso I d'Aragona concede i Contadi di Capaccio, Castelluccia, Controne ed altri ad Americo Sanseverino, signore di mwswMontesano, mwtaPadula, mwtqLaurino e di altri feudi.cite-ref-12[12]

I suddetti feudi passarono successivamente a Guglielmo Sanseverino terzogenito di Americo, ma ne fu privato in quanto ribelle al re di Napoli mwuwFerrante I d’Aragona per aver partecipato alla nuova congiura dei baroni. Infatti, il re Ferrante, aspirava ad una modernizzazione dello stato e ad una riforma fiscale che avvantaggiasse le amministrazioni comunali chiamate mwvaUniversità, a discapito dei diritti feudali dei baroni e della Chiesa. I baroni mal sopportarono tale riforma e non erano disposti a perdere privilegi consolidati nel tempo.

La definitiva conclusione di questo movimento si ebbe nel 1487 nel mwvgCastel Nuovo di mwvwNapoli, precisamente nella sala dei baroni, dove furono invitati tutti i più importanti signori del Regno con la scusa di celebrare le nozze della nipote del Re. In realtà questa era una trappola: i baroni furono arrestati e condannati a morte.

Successivamente divenne signore di Controne e di Castelcivita Francesco D’Alitto, il quale appoggiò la politica francese di mwwqFrancesco I e di mwwgpapa Clemente VII, in contrasto con gli interessi e le mire espansionistiche dell’imperatore mwwwCarlo V d’Asburgo.cite-ref-13[13]

Papa Clemente VII, infatti, nel 1527, per sfuggire al mwyqsacco di Roma ad opera dei Lanzichenecchi si era rifugiato in mwygCastel Sant'Angelo; il D'Alitto insieme ad altri si spese per liberare il Sommo Pontefice. A causa di ciò, però, perse il feudo di Controne, il quale il 20 giugno 1527 andò a Ferdinando Vitelli, capitano di leva della mwywCastelluccia, per ricompensarlo delle spese di guerra effettuate a favore di Carlo V.cite-ref-14[14]

Per questo passaggio di potere molto si prodigò il mw0qprincipe di Orange, viceré dell’Imperatore a Napoli: l’investitura comprendeva la concessione della mw0gbagliva (dazi e bolli per bilance, stadere) mw0wdogana (dazio di passaggio) mw1afida (tassa di pascolo) ecc.

La famiglia Vitelli si tramanderà il feudo in eredità con Camilla, Diego, Gerolamo, fino a Biagio Vitelli (1694); successivamente passa al cavaliere Ruggiero Cavaselice, il quale riceve il feudo dalla dote della moglie, Maddalena Manganaro, erede della famiglia Vitelli.

Dal 1700 in poi Controne passa al Duca di Postiglione Marcantonio Garofalo: la sua presenza è attestata anche da uno stemma di famiglia inciso su pietra, raffigurante due leoni rampanti che reggono tra le zampe due garofani. Lo stemma è ubicato nel palazzo baronale, ora palazzo comunale. (Foto:2)

Nel 1752 mw3aCarlo di Borbone faceva realizzare a mw3qPersano il Real Casino di Caccia. Il re negli anni successivi pensò di ampliare la tenuta, per avere più spazio per la sua attività venatoria. I feudi di Controne e Postiglione furono scelti per assolvere questo scopo (1759).

Il 20 settembre 1759 lmw4w'mw5aUniversità di Controne venne apprezzata, cioè stimata, da uomini illustri fedeli al Re e al Duca. Quest'ultimo cedeva i suddetti feudi e riceveva in cambio quelli di mw5qBonito, mw5gTeverola e Isola di Morrone, tutti facenti parte del mw5wPrincipato Ultra.cite-ref-15[15]

Il 20 gennaio 1760 Controne diventa Regia Terra. Intanto il Re nel 1759 lascia Napoli per il trono di Spagna, con il nome di Carlo III, e cede a suo figlio Ferdinando di 8 anni il sud Italia.

Nel 1763, il notaio Gerardo Farsetti di Controne riporta l’esistenza di due dispacci reali, datati uno 1761, l’altro 1762, in cui il re mw7gFerdinando IV, per mezzo del segretario di Stato mw7wBernardo Tanucci, comunicava e stabiliva in via definitiva i diritti e i doveri spettanti all’mw8aabate commendatario e al signore dellmw8q'mw8gUniversità.

Veniva stabilito che dal 22 maggio del 1763 "il popolo era esentato nei confronti della badia mw9anullius dal pagamento mw9qdelle decime di grani, di lino, dal pagamento di un barile di vino per ogni persona che faceva vendemmia; la popolazione veniva esentata, inoltre, dal pagare mw9gla quarta parte del prezzo della casa in caso di vendita e dalla tassa mw9wper tutti coloro che usufruivano delle canne situate vicino al fiume Calore. Inoltre, veniva finalmente abolita l’usanza di dare una gallina ai monaci per chiunque volesse edificare una nuova casa ed abolito il diritto di sepoltura e di stola o di eventuali fabbriche”.

L'abate a sua volta si impegnava a somministrare a fine anno, la carne dei maiali ai poveri (i porci sacri, liberi al pascolo) e di dare una candela ad anima nel giorno della mw-qCandelora (2 febbraio di ogni anno). Si stabiliva, in ultimo, che l’Abate ricevesse ogni anno ducati 80 da parte dell’Università da recuperare fra la popolazione.cite-ref-16[16]

Gli accordi, stipulati tra il cardinale Scipione Borghese, abate commendatario e il mw-wbarone di Controne, vennero suggellati a perenne ricordo, con iscrizione su pietra. La lapide è conservata nel palazzo comunale ed è datata 9 aprile 1763 (foto 3).

La mwaqeRivoluzione francese, al grido di “liberté, égalité, fraternité” segna una svolta decisiva, per la Francia e non solo. Il 1789 è l’inizio della fine dell’mwaqiAncien Régime e dell’ascesa definitiva della borghesia. Al di là dei differenti ed opinabili punti di vista, la Rivoluzione, ha smosso qualcosa di secolare oltre ogni limite interpretativo. Libertà ed uguaglianza sono le parole chiave del cambiamento, queste nuove idee fecero nascere anche in Italia numerose repubbliche filofrancesi e giacobine, quali, la mwaqmRepubblica Ligure e la mwaqqRepubblica Cisalpina nel mwaqu1797, la mwaqyRepubblica Romana nel mwaqc1798 e successivamente nel 1799 mwaqgla Repubblica Napoletana.

Il re mwaqoFerdinando IV avvertiva tra il popolo questa voglia di innovazione; per questo motivo, cercò in tutti i modi di ostacolarne le idee e respingere eventuali attacchi da parte dell’esercito francese.

Testimone ne è un dispaccio del 24 maggio 1796 in cui il Sovrano invita la popolazione della Regia Terra di Controne mwaqwad essere pronti a correre contri li nemici per la difesa della religione, del Trono e delle proprie vite e sostanze. L’Università risponde al Dispaccio reale l’8 luglio 1796 con questa dichiarazione: mwaq0essendosi convocato pubblico parlamento precedenti i debiti banni per i luoghi soliti e consueti, propriamente nella pubblica piazza [...] alla presenza del Regio Governatore, il Clero, Galantuomini e tutti i fedeli sudditi […] incoraggiati a prender l’armi, o arruolarsi volontariamente per la difesa della religione, Trono e Patria non vi è stata persona alcuna disposta a tale servizio.cite-ref-17[17]

Controne, con cautela e forse ancora in modo celato, accoglieva un sogno di libertà, si dimostrava ricettivo al cambiamento, desideroso di un'innovazione non ben delineata, ma sicuramente pronto a ricevere qualcosa di nuovo e di diverso.

La cittadinanza aderì nel 1799 alla Repubblica Napoletana: venne piantato in piazza l'mwarqalbero della libertà con il mwaruberretto frigio e fu dato sostegno armato alla colonna del Generale giacobino Giuseppe Schipani, che, attraverso il territorio salernitano, puntava a raggiungere la Calabria per bloccare i mwarysanfedisti del cardinale mwarcFabrizio Ruffo. Durante la marcia, i ribelli repubblicani incontrarono la forte resistenza degli abitanti di Castelcivita, rimasti fedeli ai Borboni, che consentì alle truppe sanfediste di muovere liberamente alla volta di Napoli. La caduta della Repubblica comportò per Controne la condanna dei suoi cittadini come mwargribelli della Corona e l'imposizione da parte dei sanfedisti castelcivitesi di quattromila ducati di risarcimento per le mwarkspese sofferte. Un atto del notaio Vincenzo Miele di Castelcivita, datato 24 aprile 1799, sancisce una dichiarazione di pace solenne tra i due paesi.cite-ref-18[18] La figura più rappresentativa dell'insurrezione giacobina contronese fu don Nicola Diodati, che subì per questo la confisca di tutti i beni, il cui ricavato servì a finanziare la festa solenne di mwar4Sant'Antonio di Padova, il santo che, per la devozione popolare, aveva protetto miracolosamente Castelcivita dall'oltraggio rivoluzionario.

Il Cilento tradizionalmente fu un territorio particolarmente temuto dai sovrani borbonici (nel 1820 lo definivano "focolaio di tutte le rivolte"). Le ribellioni, infatti, coinvolgevano fasce della popolazione non esigue e, per la loro insistenza, minacciavano la stabilità degli istituti monarchici territoriali.

La situazione peggiorò nel 1861, dopo l’Unità d’Italia: bande spesso guidate da ex militari dell’esercito borbonico si coalizzarono e intensificarono i loro crimini, sperando di sovvertire l’ordine costituito o di indurre un sostanziale cambiamento sociale. Si sviluppò così il fenomeno del cosiddetto "mwaseBrigantaggio".cite-ref-19[19]

Gli Alburni non furono immuni da queste scorrerie, se si considera l'attività criminale di personaggi come Gaetano Tranchella, di Serre, che era stato sottufficiale dell’esercito borbonico, la cui banda raggiunse la trentina di componenti; ben noti anche i suoi luogotenenti, Vitantonio D’Errico, detto Scarapecchia, e Raffaele D’Ambrosio', i quali, assoldarono un cospicuo numero di briganti.

Alcuni contronesi furono coinvolti nelle azioni criminali di queste bande (in particolare quella di Scarapecchia), macchiandosi di soprusi, furti, omicidi, stupri e misfatti di ogni genere, documentati dai verbali della Gran Corte Criminale.cite-ref-20[20] Il mwaswreferendum sulla forma istituzionale dello stato del 2-3 giugno 1946 vide prevalere a Controne la Repubblica con 486 voti, rispetto ai 241 della Monarchia.cite-ref-21[21] Il risultato di Controne risultò in assoluta controtendenza rispetto agli esiti referendari nell'intera provincia di Salerno, dove la Monarchia stravinse con il 75,17% dei consensi (264.721 voti) sulla Repubblica, che conquistò solo il 24,83% dei suffragi (87.453 voti).cite-ref-22[22] L'orientamento repubblicano della popolazione contronese, documentato dall'adesione alla Repubblica Napoletana del 1799, risultò ancora una volta confermato alle origini della democrazia italiana.

Dal mwatc1811 al mwatg1860 ha fatto parte del mwatkcircondario di Postiglione, appartenente al mwatodistretto di Campagna del mwatsregno delle Due Sicilie.

Dal mwat01860 al mwat41927, durante il mwat8regno d'Italia ha fatto parte del mwauamandamento di Postiglione, appartenente al mwauecircondario di Campagna.

Simboli

Lo stemma del comune di Controne reca al centro dello scudo un'mwaugaquila bicipite, di colore grigio, con le ali spiegate.cite-ref-statuto-23-0[23] Secondo alcuni autori una testa rappresenta l'Occidente e l'altra l'Oriente, in particolare le due metà dell'Impero bizantino, una in Europa e una in Asia. Controne è uno dei quattro Comuni Italiani ad adottare un'aquila bicipite nel proprio stemma. Gli altri comuni sono: Velletri, Villafrati e Piana degli Albanesi. Al di sopra dello scudo è posta una corona muraria. I comuni devono utilizzare una corona formata da un cerchio aperto da quattro pusterle (tre visibili), con due cordonate a muro sui margini, sostenente una cinta, aperta da sedici porte (nove visibili), ciascuna sormontata da una merlatura a coda di rondine, il tutto d'argento e murato di nero. Al di sotto dello scudo si intrecciano due ramoscelli, uno di ulivo ed uno di quercia richiamanti lo stemma della Repubblica Italiana ed aventi, come esso, questo significato: Il ramo di ulivo simboleggia la volontà di pace della nazione, sia nel senso della concordia interna che della fratellanza internazionale. Il ramo di quercia che chiude a destra l'emblema, incarna la forza e la dignità del popolo italiano. Entrambi, poi, sono espressione delle specie più tipiche del patrimonio arboreo.

L’aquila doveva essere l'emblema del feudo già in tempi antichi, infatti, nella chiesa intitolata alla Vergine Santissima, patronato dell’Università, vi era collocata una pala d’altare ad opera di Giovanni Luca De Luca, originario di Eboli, datata 1577. Il dipinto ad olio, di dimensioni ragguardevoli, (conservato presso il museo diocesano di Teggiano) oltre a raffigurare la Madonna del Rosario, seduta in trono con Bambino, riporta in basso, il nome dell’Università e due aquile reali di color nero (foto 4). Con l'opera, commissionata dalla baronessa Camilla Vitelli e dalla popolazione civica, si voleva dare simbolicamente un'ispirazione identitaria e di orgoglio, nei confronti dell’Abate Commendatario.cite-ref-referencea-10-1[10] Non va trascurato il fatto, (ma questa è solo un’ipotesi) che l’aquila nera è anche l'emblema dell’imperatore Carlo V, il quale, donò il feudo, nel 1527, alla famiglia Vitelli.

Il gonfalone municipale è di colore azzurro; ha forma di pentagono irregolare con i due lati minori rivolti verso il basso e ricoperti da frange argentate. Sotto l'iscrizione centrata (cioè convessa verso l'alto) "Comune di Controne", è ricamato lo stemma.cite-ref-statuto-23-1[23]

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiticite-ref-24[24]

Economia

L'economia di Controne è legata fortemente all'agricoltura. Si producono l'mwawaolio d'oliva e il rinomato mwawefagiolo di Controne.

I fagioli di Controne

Le caratteristiche più importanti, che fanno del fagiolo di Controne un prodotto pregiato, sono di tipo fisico ed organolettico. L'alta digeribilità, la presenza di una buccia (scorza) sottile, i tempi di cottura nettamente inferiori a quelli dei comuni fagioli, le sensazioni "al palato"; hanno contribuito a fare sì che mwawySlow Food inserisse questo prodotto nelle 100 specialità italiane da salvare.cite-ref-25[25]cite-ref-26[26]

Infrastrutture e trasporti

Strade

• mwaxmStrada Regionale 488/a mwaxqInnesto SS 19(Ponte Molinelle)-Controne(bivio SP 246);
• mwaxyStrada Regionale 488/b mwaxcControne(bivio SP 246)-Roccadaspide-Castel S.Lorenzo-Felitto;
• Strada Provinciale 12/a mwaxkControne-Castelcivita-Bivio S.Vito;
• Strada Provinciale 60 mwaxsInnesto SS 19-Postiglione-Controne;
• Strada Provinciale 246/b mwax0Controne verso il Calore;

Amministrazione

Sindaci di Controne

| Periodo | Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note |
|---|---|---|---|---|---|
| maggio 1977 | maggio 1982 | Armando Poti | lista civica | Sindaco | |
| maggio 1982 | maggio 1997 | Michele Girolamo Conti | lista civica | Sindaco | |
| maggio 1997 | 29 maggio 2006 | Guglielmo Storti | lista civica | Sindaco | |
| 29 maggio 2006 | 5 giugno 2016 | Nicola Pastore | lista civica | Sindaco | |
| 5 giugno 2016 | in carica | Ettore Poti | lista civica | Sindaco | |

Altre informazioni amministrative

Il comune fa parte della mwaymComunità montana Alburni.

Le competenze in materia di difesa del suolo sono delegate dalla Campania all'mwayuAutorità di bacino interregionale del fiume Sele.

Sport

Gli sport più praticati a Controne sono il mwaygcalcio e la mwaykpallavolo. La società calcistica locale è il Controne, fondato nel 2009 in continuità con esperienze pregresse, mai spintasi oltre le divisioni dilettantistiche territoriali.

Esiste anche una squadra di calcio a 5, il Futsal Controne, che a sua volta milita a livello locale.

Note

cite-note-template-divisione-amministrativa-abitanti-11. mwazmmwazqmwazuBilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su mwazydemo.istat.it, mwazcISTAT.
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Collegamenti esterni

• Sito ufficiale, su comune.controne.sa.it.
• mwal4Stazione Meteo di Controne, su controne.com.